giovedì 17 ottobre 2013

Dott. Corulli: commento alla proposta di delibera


Nel leggere la proposta di delibera redatta da Angelo Burzi, Gian Luca Vignale, Roberto Tentoni e Rossana Valle, oltre che da altri collaboratori che non conosco personalmente, ho provato un forte sentimento di ammirazione.
La proposta si intitola “ Nuovo modello di assistenza residenziale per la tutela della salute mentale” ed ha un sottotitolo parimenti importante : Un modello etico di assistenza psichiatrica fondato sulla libera scelta del paziente.
Essa propone un sano rimedio ad uno dei numerosi tasselli della organizzazione/disorganizzazione della psichiatria.
La Legge Regionale 357 del 1997 non formula infatti quasi nessuna normativa ed indicazione per i Gruppi appartamento e pertanto nel corso degli ultimi 16 anni sono sorti un po’ di tutti i tipi e non esiste alcun censimento sull’ esistente.
Si tratta di una tipologia di organizzazione di piccoli appartamenti per pazienti che hanno avuto un notevole miglioramento e stanno “lottando” per reinserirsi socialmente come per pazienti che hanno superato fasi più acute, ma si sono stabilizzati in un livello di vita piuttosto passivo.
Si tratta di un modello che ripercorre culturalmente e clinicamente il modello francese coniato da Racamier dell’Hospital La Velotte di Besanson.
Alcuni dei gruppi appartamento esistenti sul territorio regionale sono lodevoli, ma altri sono manifestazione di una cattiva ed abbandonica organizzazione della vita dei pazienti. In particolare, silenziosamente “denunciati” nelle cene serali tra colleghi sono quelli in cui si “intreccia” la gestione dei colleghi del Dipartimento di salute mentale con quella di cooperative di operatori per l’ assistenza. Situazioni in cui nel medesimo gruppo appartamento vengono inseriti pazienti con problematiche molto diversi tra loro ( disturbi di personalità in fase sub acuta con pazienti psicotici cronici), ove accade che gli psichiatri del dipartimento abbiano pochissimo tempo per partecipare alla vita di queste piccole e numerose istituzioni mentre tutto gravi sugli operatori delle cooperative, sottopagati.
La proposta redatta potrebbe, se approvata, finalmente normare, censire e favorire lo sviluppo di
quattro tipi di Gruppi appartamento
a)     area terapeutica riabilitativa ad alta intensità
b)    area terapeutica riabilitativa a media intensità
c)     area assistenziale a alta intensità
d)    area assistenziale a media intensità
con una adeguata definizione delle ore di assistenza
Gruppo appartamento di tipo a) tra le 17 e le 19 ore di assistenza settimanale  per ospite
                                               b) tra le 9 e le 10  ore di assistenza settimanale  per ospite
                                               c) tra le 17 e le 19 ore di assistenza settimanale  per ospite
              d) tra le 9 e le 10  ore di assistenza settimanale  per ospite


ed infine gli Alloggi assistiti:  4 pazienti con 25 ore di assistenza settimanale.


Precedentemente mi sono permesso di esprimere l’ opinione che questa delibera metterebbe ordine per uno dei tanti tasselli del mosaico in cui si è andata sviluppando ed articolando il modello italiano della psichiatria – un interessante sviluppo ma con aree fortemente lacunose, critiche e/ o ideologizzate.

Dal 1978, con la Legge nazionale 180, non si è trattato di chiudere i vecchi manicomi.
Sarebbe veramente lungo provare a descrivere le tappe di quanto si è verificato, sviluppato o disatteso.

Il lettore potrebbe consultare, ad esempio il sito internet www.servizipsichiatriatossicodipedenza.org redatto da alcuni operatori della Comunità terapeutica Il Porto per verificare come in ogni regione italiana si siano sviluppati aspetti istituzionali profondamente diversi. Si tratta di un sito nel quale si sta lavorando ad un censimento di tutte le differente istituzioni terapeutiche su tutto il territorio nazionale  ( Dipartimenti di salute mentale, Servizi per tossicodipendenza, i vari tipi di comunità terapeutica ad elevata intensità ed a media o bassa intensità di personale, i repartini, le cliniche psichiatriche etc.) e che per ora abbiamo censito solo sette regioni.

Se si osserva quanto è accaduto nella Regione Piemonte ed in quella Lombardia ( la seconda ha circa il doppio di popolazione rispetto alla prima – 4.457.000 abitanti contro i 10.000.000 ) è curioso notare come il numero dei posti in clinica psichiatrica è decisamente inferiore in Lombardia, mentre è molto elevato il numero dei posti nelle comunità residenziali ad elevata intensità terapeutica. In Piemonte è estremamente alto il numero dei posti in comunità  a bassa intensità terapeutica.  Cercando di definire in poche parole una articolazione molto complessa ( i repartini e le cliniche sarebbero per gli acuti, le comunità ad elevata intensità terapeutica sono per i sub – acuti , le comunità a bassa intensità, con un indirizzo maggiormente assistenziale sono per i cronici..) un marziano sarebbe autorizzato a pensare che in Piemonte la popolazione psichiatrica abbia più casi di acuzie e di cronicità, mente in Lombardia abbia maggiore casistica di sub-acuzie.

Io credo che abbia ragione un caro amico e maestro inglese, Robert Hinshelwood, quando in alcuni dei suoi lavori scrive che occuparsi della organizzazione della psichiatria vuole dire occuparsi di “ingegneria sociale”, di come organizzare una macchina complessa, o come dicevo precedentemente un mosaico che si articola in numerose tessere. E questo sviluppo non è semplificabile nei termini: i manicomi erano istituzioni molto grandi ed extra urbani, ora faremo istituzioni piccoli e questo garantirà la loro terapeuticità.  Oppure non lavoreremo più a sviluppare nessuna forma di istituzione, non è compito della psichiatria occuparsi del “controllo sociale”… e faremo soltanto ambulatori aperti 24 ore al giorno per chi avendo consapevolezza della propria malattia vorrà accedervi.

Personalmente ritengo che dovremmo occuparci di un ampio numero di aspetti o “tessere di un mosaico” molto complesso ed articolato, che richiederebbe un grande impegno.

Proverò ad elencare alcuni di questi ambiti che ho provato ad indicare come tessere di un mosaico:

  • con il maggio 2014 la regione Piemonte dovrebbe aprire due nuove strutture in sostituzione dei vecchi Ospedali psichiatrici giudiziari
  • circa il 30% della popolazione carceraria ha problemi psichiatrici. Ma ha senso che resti all’ interno del carcere ?
  • Le cliniche psichiatriche della Regione piemonte hanno posti per urgenza ( 50 posti), senza distinzione numerica per acuzie, sub-acuzie e riabilitazione ( 450 posti), lungodegenza ( 146 posti. Le normative regionali DGR 61/97 e 32/4149 del 2012 sembrano non tenere conto che la sub-acuzie, la riabilitazione e la lungodegenza in tutti gli altri stati europei non sono considerate di competenza delle cliniche psichiatriche, bensì delle comunità terapeutiche.
  •  Può fare timore interrogarsi sul significato di avere 22 repartini in ospedale per 274 posti letto complessivi. Nella  realtà vuol dire avere 22 primari che non comunicano tra di loro, non hanno un sistema informativo ed i più critici ( o malevoli ) ritengono che abbiano frequenti problemi di competizione e narcisismo.


Non desidero, per questa sera, inoltrami oltre in un discorso complesso e difficile, ove potrei elencare numerosi altri argomenti.

Desidero tuttavia esprimere una forte critica a quanto è andato verificandosi nella psichiatria italiana con la legge del 92 che ha attribuito funzioni di manager amministrativo ai Direttori di dipartimento.
A mio avviso si è verificato quanto Norberto Bobbio sembrava temere proprio in quegli ultimi anni della sua vita esprimendo parole critiche conto il primato della economia.
Un amico psichiatra, per altro molto preparato, è soprannominato nei nostri ambienti “ quanto mi costi”. Direttore di dipartimento, colto e specializzato in psichiatria, appare solo preoccupato di dover rendere conto della spesa al Direttore generale.

Si perde così il primato della clinica, l’ occuparsi dei pazienti più difficili da “agganciare” o contenere, non si dedica impegno alle nuove forme di psicopatologia che sovente presentano una scarsa cognizione della legalità … Si coniano nuovi termini come comorbidità o territorialità che non rivestono significato clinico, ma voci di spesa.. Non si rispetta il principio legislativo della libertà di scelta ed il connesso diritto all’ informazione.

Oltre che per i motivi sovra esposti, ho apprezzato il documento che norma i gruppi appartamento per il suo sottotitolo: la libera scelta del paziente, ed aggiungerei dei suoi familiari.
Ed aggiungerei che mi auguro possa costituirsi un gruppo di lavoro che studi e proponga altre novità e migliorie per aprire “nuovi modelli “.


Dott. Metello Corulli
Presidente Il Porto onlus

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